Hollywood ha disertato Cannes. L'AI c'entra qualcosa.
- Andrea Tenna
- 15 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Per la prima volta da anni, Cannes 2026 si apre senza i grandi studios americani. Niente Disney. Niente Warner. Niente Spielberg, niente Nolan. Le ragioni ufficiali sono tre: tagli ai costi, preferenza per i lanci controllati sui social, paura delle recensioni della Croisette. Ma c'è una quarta ragione che nessuno dice apertamente.
Hollywood è paralizzata.
Non da una crisi creativa. Da una crisi identitaria. L'industria non sa ancora cosa vuole essere nell'era dell'AI. Vuole usarla per risparmiare sui costi? Sì. Vuole usarla per generare contenuti? In parte. Vuole essere trasparente su come la usa? Assolutamente no. Vuole proteggere i propri lavoratori dalla sua avanzata? Solo quando costa meno farlo che non farlo.
La fase garage del cinema
Nel capitolo 5 di AI, AI, AI racconto il festival di cinema AI organizzato da Runway. Nel 2023 i partecipanti erano 300. Nel 2025 erano diventati 6.000. Scrivo che il cinema stava entrando nella sua fase garage — come la musica negli anni Sessanta, come l'informatica negli anni Settanta. Migliaia di registi improvvisati che non aspettano più il permesso di esistere da parte di Hollywood.
Cannes 2026 è il primo festival dove quella rottura è visibile a occhio nudo. Da un lato ci sono i grandi studios americani, assenti, che stanno cercando di capire come integrare l'AI senza perdere il controllo. Dall'altro c'è l'Asia — al Filmart di Hong Kong, 28 panel dedicati all'AI, Google, Alibaba, Midjourney e decine di startup che non stanno discutendo se usare l'AI, ma come usarla meglio e più velocemente.
Nel mezzo c'è Cannes. Con Soderbergh che porta Lennon generato da Meta. Con Hirokazu Kore-eda che concorre con un film a tema AI. Con il direttore Frémaux che propone un'etichetta "senza AI" e intanto proietta contenuti costruiti con l'AI. È la contraddizione perfetta. E in quella contraddizione c'è tutta la confusione di un'industria che non ha ancora deciso dove stare.
Nel capitolo 28 scrivo di Torino — prima capitale mondiale del cinema, poi dimenticata, poi rinata grazie alle Film Commission. Scrivo che il cinema è nato in garage, è morto nei palazzi e forse sta per tornare nei garage. Solo che stavolta il garage è un server. Hollywood ha disertato Cannes. Ma Cannes è andata avanti lo stesso. E questo, paradossalmente, è il segnale più chiaro che l'industria possa ricevere.
AI, AI, AI — Manuale distruzioni — Capitoli 5, 14 e 28.
Domande frequenti
Perché Hollywood non è a Cannes 2026?
I grandi studios (Disney, Warner) hanno scelto di non portare film a Cannes 2026 per tagli ai costi, preferenza per lanci social controllati e timore delle recensioni. Ma c'è anche una crisi identitaria profonda sull'uso dell'AI nella produzione.
Cosa sta succedendo al cinema mondiale nel 2026?
Il cinema si sta frammentando: Hollywood rallenta e discute, l'Asia accelera e integra l'AI senza dibattiti. I registi indipendenti accedono a tecnologie da major con budget minimi. È la fase garage del cinema, come l'informatica negli anni '70.





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