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L'Asia fa i film, Hollywood fa le regole. Qualcuno ha torto.

  • Immagine del redattore: Andrea Tenna
    Andrea Tenna
  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Al Filmart di Hong Kong 2026, 28 panel dedicati all'intelligenza artificiale. Workflow automatizzati, sceneggiature generate, animazione AI, pre-visualizzazione accelerata. Google, Alibaba, Midjourney e decine di startup cinesi. Non si parla più solo di film: si parla di infrastruttura tecnologica applicata alla narrazione.

Nel frattempo a Hollywood si dibatte ancora se l'AI debba essere regolata. Se si possa usare nei film in concorso agli Oscar. Se gli attori debbano firmare clausole specifiche. Se i sindacati debbano aggiornare i contratti.

La differenza è tutta qui: mentre a Hollywood queste paure finiscono al tavolo delle trattative, in Asia non arrivano nemmeno al tavolo. Perché il tavolo non c'è.

Blade Runner lo aveva già mostrato

Nel capitolo 26 di AI, AI, AI cito Blade Runner. Roy Batty, il replicante che muore mentre racconta di aver visto cose che gli umani non potrebbero immaginare — navi in fiamme al largo di Orione. Ridley Scott aveva ambientato il film in una Los Angeles dominata da estetica e tecnologia asiatica. Era il 1982. Pensavamo fosse fantascienza.

Il cinema cinese nel 2026 ha 93.000 sale. Produce fantascienza di qualità con budget crescenti. Integra l'AI nei processi produttivi senza dibattiti filosofici. E sta costruendo il suo immaginario — non più dipendente da Hollywood, non più subordinato ai suoi codici narrativi.

Non sto dicendo che il modello asiatico sia migliore. Sto dicendo che mentre discutiamo di etichette e regolamenti, qualcuno sta costruendo. E nella storia della tecnologia, chi costruisce non aspetta chi discute.

Nel capitolo 5 scrivo di Glenn Marshall che vince il premio della giuria a Cannes con un cortometraggio fatto da solo, con un computer e un vecchio video di una ballerina. Nessuna trupe, nessun produttore, nessun permesso. Solo un'idea. E che quella era la vera rivoluzione: non che l'AI può fare cinema, ma che non serve più chiedere il permesso per farlo. L'Asia ha smesso di chiedere il permesso. Questo non è un giudizio. È un dato.

AI, AI, AI — Manuale distruzioni — Capitoli 5, 14 e 26.

Domande frequenti

Come sta usando l'AI il cinema cinese nel 2026?

Al Filmart 2026 di Hong Kong, il cinema cinese ha mostrato workflow completamente integrati con AI: sceneggiature generate, animazione AI, pre-visualizzazione automatizzata. 28 panel dedicati, con la partecipazione di Google, Alibaba e Midjourney.

Perché l'Asia integra l'AI nel cinema più velocemente di Hollywood?

In Asia non esistono sindacati forti nel settore audiovisivo che negozino limiti all'uso dell'AI. Le aziende integrano la tecnologia nei processi senza dover superare tavoli di trattativa. Questo accelera l'adozione ma elimina le tutele per i lavoratori creativi.

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