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"Senza AI" come il vino biologico. È una buona idea?

  • Immagine del redattore: Andrea Tenna
    Andrea Tenna
  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Thierry Frémaux, direttore del Festival di Cannes, ha lanciato una proposta durante la conferenza stampa di apertura: etichettare i film come il vino biologico. "Diremo: questo film è stato fatto senza intelligenza artificiale." Un bollino. Una garanzia. Una distinzione di mercato.

È una buona idea. È anche un'idea impossibile da applicare. E la tensione tra queste due verità racconta molto di dove siamo nel 2026.

Il lusso dell'imperfezione

Nel capitolo 30 di AI, AI, AI immagino esattamente questo scenario — e lo chiamo AI-Free. Un film certificato senza AI, con un biglietto che costa il triplo, in sale piccole e curate dove ci si veste per andare, dove il proiezionista è in carne e ossa. Scrivo che quella certificazione potrebbe diventare un prodotto di lusso — come il biologico al supermercato — perché la gente ha iniziato ad avere fame di qualcosa che non sia stato ottimizzato per lei.

Ma c'è un problema. L'AI è già ovunque nella produzione cinematografica. Nel color grading. Nel sound design. Nella stabilizzazione delle immagini. Nella pre-visualizzazione. Nella traduzione dei sottotitoli. Escludere ogni uso dell'AI sarebbe come dichiarare "fatto senza elettricità" su un prodotto industriale. Tecnicamente possibile. Praticamente surreale.

La domanda che nessuno sa rispondere

Il CNC francese sta già discutendo l'obbligo di etichettatura per ogni fotogramma generato artificialmente. Telefilm Canada ha tracciato una linea rossa: se l'apporto umano non è prevalente, i finanziamenti pubblici si chiudono. L'Italia con la legge 132/2025 ha stabilito che l'apporto umano deve essere prevalente qualunque strumento si usi.

La direzione è giusta. Il problema è la misurazione. Nel capitolo 13 scrivo che la sfida non è vietare l'AI. È definire dove finisce lo strumento e dove inizia il sostituto. Il vino biologico ha un disciplinare preciso, controllori terzi, sanzioni. Il cinema "senza AI" non ha ancora niente di tutto questo. Costruirlo richiederà anni.

Nel frattempo, la cosa più onesta che possiamo fare è quella che propongo nel prologo: non fingere. Aprire il cofano e mostrare il motore. Dire cosa è stato fatto da un essere umano e cosa da una macchina. Non per difendersi. Per stabilire un patto.

AI, AI, AI — Manuale distruzioni — Capitoli 13, 30 e Nota dell'autore.

Domande frequenti

Cosa ha proposto Cannes 2026 sull'etichettatura AI nei film?

Il direttore Thierry Frémaux ha proposto di etichettare i film come il vino biologico: un bollino che certifica l'assenza di AI generativa nella produzione. L'idea è ancora in fase concettuale, senza un disciplinare tecnico definito.

Un film può davvero essere fatto senza AI nel 2026?

Dipende dalla definizione. L'AI è già integrata in molti tool di post-produzione standard (color grading, stabilizzazione, sottotitoli). Un film completamente privo di AI richiederebbe un workflow intenzionalmente analogico e un disciplinare di certificazione che non esiste ancora.

Cos'è un film AI-Free e quanto costerebbe?

Un film AI-Free è una produzione che esclude deliberatamente l'AI generativa da ogni fase del processo. Nell'ipotesi del libro AI, AI, AI, questa certificazione potrebbe diventare un prodotto di lusso con biglietti a prezzo triplo, come il biologico, perché garantisce imperfezione umana — il vero lusso del futuro.

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