top of page

I Golden Globes aprono all'AI. E adesso?

  • Immagine del redattore: Andrea Tenna
    Andrea Tenna
  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Il 2 maggio 2026 l'Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha annunciato le nuove regole per i 99esimi Oscar. Cinque giorni dopo, i Golden Globes hanno fatto lo stesso. Il messaggio è identico, detto con parole diverse: l'intelligenza artificiale non è più motivo automatico di esclusione da un premio cinematografico.

La condizione è che la direzione creativa resti umana. Che registi, sceneggiatori, attori e compositori siano autori reali del progetto — non semplici supervisori di una macchina più veloce di loro.

È una resa? È pragmatismo? È entrambe le cose.

L'Errore 13 che Hollywood sta cercando di scrivere

Nel capitolo 13 di AI, AI, AI racconto l'Articolo 13 della legge italiana 132/2025 — quella che nel settore si chiama già "Errore 13". Dice esattamente la stessa cosa: l'AI può avere funzione strumentale e di supporto, ma il giudizio critico e il potere decisionale devono restare in mano umana. L'apporto intellettuale umano deve essere prevalente. Se l'algoritmo fa il 99% del lavoro e tu metti solo la firma, non sei un autore. Sei un impostore.

Oscar e Golden Globes stanno cercando di disegnare la stessa linea. Ma c'è un problema che nessuno osa dire ad alta voce: chi controlla? Chi verifica che la direzione creativa fosse davvero umana? Chi legge i log dei prompt? Chi stabilisce dove finisce il contributo della macchina e dove inizia quello dell'autore?

Nel capitolo 13 scrivo di un futuro già vicino in cui i tribunali chiederanno i registri di controllo delle produzioni — non le inquadrature, ma la cronologia dei prompt. Stiamo andando esattamente in quella direzione.

Non è se si usa l'AI. È per cosa.

La cosa più onesta che Hollywood sta facendo nel 2026 è smettere di fingere che l'AI non esista. Escludere ogni opera che abbia usato strumenti di AI sarebbe impossibile — e probabilmente inutile. L'AI è già nei workflow di post-produzione, nel color grading, nel sound design, nella pre-visualizzazione. Escluderla dai premi sarebbe come escludere Photoshop dalla fotografia.

Usarla per pulire un'inquadratura, stabilizzare un audio, accelerare la post-produzione — è lo stesso principio con cui si usa un bisturi in chirurgia. Usarla per generare il film al posto tuo, per scrivere la sceneggiatura al posto tuo, per costruire performance che nessun attore ha mai vissuto — è un'altra cosa.

"Inoltre, non invece." Lo scrivo nel libro e lo ripeto spesso nel mio lavoro. La tecnologia come amplificatore, non come sostituto. Oscar e Golden Globes stanno cercando di costruire una regola attorno a quel principio. Non ci riusciranno completamente. Ma è la direzione giusta.

AI, AI, AI — Manuale distruzioni — Capitoli 12, 13 e 26.

Domande frequenti

I film fatti con l'AI possono vincere l'Oscar?

Sì, secondo le nuove regole annunciate il 2 maggio 2026, a condizione che la direzione creativa resti umana. Registi, sceneggiatori e attori devono essere autori reali del progetto, non semplici supervisori dell'AI.

Cosa cambiano le nuove regole AI degli Oscar 2026?

L'uso dell'AI generativa non è più motivo automatico di esclusione. La condizione è che l'apporto umano sia prevalente e riconoscibile. È lo stesso principio della legge italiana 132/2025, che nel settore è già nota come "Errore 13".

Come si verifica se un film è fatto davvero da un umano?

Questa è la domanda che nessuno sa ancora rispondere. Non esistono strumenti di controllo condivisi. In futuro potrebbero essere i log dei prompt, i registri di produzione o audit tecnici a stabilirlo.

Commenti


2.png
  • Instagram
  • Whatsapp
  • Linkedin
  • Youtube
bottom of page