John Lennon è a Cannes. Ma non è lui.
- Andrea Tenna
- 15 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Steven Soderbergh ha portato a Cannes un documentario sull'ultima intervista di John Lennon — registrata poche ore prima che venisse ucciso, l'8 dicembre 1980. Fin qui, niente di straordinario. La cosa straordinaria è che in quel documentario c'è John Lennon. Non una foto. Non un archivio. Lennon che si muove, che appare, generato dall'intelligenza artificiale di Meta su materiale d'archivio.
Il festival più importante del cinema mondiale si apre quest'anno con una domanda che avrei potuto mettere in epigrafe al mio libro: può un morto essere resuscitato senza il suo consenso?
La risposta, nel caso Lennon, è tecnicamente sì. Yoko Ono ha autorizzato. Meta ha fornito la tecnologia. Soderbergh ha firmato. E il pubblico della Croisette applaude qualcosa che John Lennon non ha mai visto, mai approvato, mai immaginato.
La morte era l'unica cosa che ci rendeva tutti uguali
Nel capitolo 24 di AI, AI, AI — Manuale distruzioni scrivo di Peter Cushing resuscitato in tre giorni per un documentario horror, di Val Kilmer che recita in un film che non ha mai girato, di James Dean scritturato decenni dopo la morte. Ogni volta mi sono chiesto la stessa cosa: la morte era l'unica cosa che ci rendeva tutti uguali. Stiamo davvero mettendo in discussione anche quello?
Il caso Lennon è diverso da Val Kilmer. Kilmer aveva già usato la sintesi vocale da vivo, aveva mostrato apertura verso queste tecnologie, e la famiglia aveva partecipato attivamente alla produzione. Lennon è stato preso da un archivio e trasformato in sequenze video per un film che nessuno degli eredi ha prodotto — solo autorizzato.
La differenza è sottile ma enorme. Come la differenza tra firmare un contratto e lasciare che qualcuno lo firmi al posto tuo perché "lo avrebbe fatto comunque".
La contraddizione perfetta di Cannes 2026
Cannes 2026 è anche il festival che si apre con migliaia di attori e registi francesi che denunciano in una lettera aperta l'AI come "una idra divoratrice". Il direttore Thierry Frémaux propone un'etichetta per i film senza AI — come il vino biologico. E nel frattempo proietta John Lennon generato da Meta.
La contraddizione è esattamente questa. Non è ipocrisia. È la realtà di un'industria che non ha ancora deciso cosa vuole essere. Un'industria che ha paura dell'AI e allo stesso tempo la usa. Che protegge gli artisti vivi con scioperi e contratti sindacali, e poi non sa cosa fare con quelli morti.
Nel prologo del libro scrivo che il vero problema non è la potenza della tecnologia. È la sua comodità. La tentazione irresistibile di delegare tutto ciò che richiede fatica: pensare, scegliere, decidere. Anche decidere a chi appartiene il volto di un artista dopo la morte.
Cannes 2026 non ha risposto a quella domanda. L'ha solo resa più urgente.
AI, AI, AI — Manuale distruzioni — Capitoli 22, 24 e 26.
Domande frequenti
Cosa sta succedendo a Cannes 2026 con l'intelligenza artificiale?
Il festival si apre con un documentario di Steven Soderbergh che usa immagini AI di John Lennon generate da Meta, mentre migliaia di professionisti del cinema firmano una lettera contro l'AI. La contraddizione è al centro del dibattito del 2026.
È legale usare l'immagine di un artista morto con l'AI?
In molti paesi sì, con il consenso degli eredi. Ma il consenso della famiglia non equivale al consenso dell'artista. Questa distinzione è al centro del dibattito etico e legale sulle resurrezioni digitali nel cinema.
Cos'è il documentario John Lennon: The Last Interview?
È il documentario di Steven Soderbergh presentato a Cannes 2026, basato sull'ultima intervista rilasciata da Lennon ore prima della sua morte. Usa immagini AI generate da Meta per il 10% del film, con autorizzazione di Yoko Ono.





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