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Un tribunale cinese dice no. E l'Italia aveva già capito.

  • Immagine del redattore: Andrea Tenna
    Andrea Tenna
  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Il 28 aprile 2026, il Tribunale del popolo intermedio di Hangzhou ha emesso una sentenza pubblicata come "caso tipico" dall'agenzia Xinhua: l'AI da sola non basta a giustificare il licenziamento di un lavoratore. Zhou, supervisore della qualità in un'azienda tech, era stato sostituito da un sistema di AI che faceva il suo stesso lavoro. Il tribunale ha stabilito che non era sufficiente.

Quasi in contemporanea, il Tribunale del Lavoro di Genova ha reintegrato una dipendente Maersk — customer service — licenziata dopo che l'azienda aveva spostato le funzioni in India, dove era stata introdotta l'AI. Il giudice ha condannato per mancato reintegro: l'azienda non aveva cercato di ricollocare la lavoratrice internamente.

Due sentenze. Due paesi diversi. Una direzione sola.

L'Errore 13 che la legge italiana aveva già scritto

Nel capitolo 13 di AI, AI, AI racconto l'Articolo 13 — l'Errore 13, come lo chiamano già nei corridoi delle agenzie di comunicazione italiane. La legge 132/2025 stabilisce tre cose: tu sei il pilota, l'AI è lo strumento; niente segreti, obbligo di trasparenza; l'apporto umano deve essere prevalente. Se l'algoritmo fa tutto e tu metti solo la firma, non sei un autore. Sei un impostore.

Quello che i tribunali stanno facendo nel 2026 è applicare la stessa logica al lavoro. Non è l'AI che licenzia. Siamo noi che decidiamo di usarla per farlo. E quella decisione — come ogni decisione umana — ha conseguenze legali, morali, civili.

Il paradosso geografico

La cosa che trovo più interessante in questa storia è geografica. Quando pensiamo alla tutela dei lavoratori nell'era dell'AI, immaginiamo l'Europa progressista contro la Cina tecnologica. Invece la sentenza di Hangzhou arriva prima di qualsiasi pronuncia americana. E l'Italia — con la legge 132/2025 — è il primo paese UE con un quadro nazionale organico, più avanzato di Bruxelles.

Nel prologo del libro scrivo che abbiamo ottenuto il giocattolo, ma il libretto di istruzioni è scritto in una lingua che non ci appartiene. I tribunali di Hangzhou e Genova stanno cercando di riscrivere quel libretto. Non in silicio. In italiano e in mandarino. L'algoritmo non licenzia. Lo facciamo noi. Ed è esattamente per questo che non possiamo permetterci di non sapere cosa stiamo facendo.

AI, AI, AI — Manuale distruzioni — Capitoli 13 e 26.

Domande frequenti

Cosa ha stabilito il tribunale di Hangzhou sull'AI e il lavoro?

Il 28 aprile 2026, il Tribunale intermedio di Hangzhou ha stabilito che la sostituzione con l'AI non basta da sola a giustificare un licenziamento. Il lavoratore sostituito da un sistema AI aveva diritto a protezione: la responsabilità della decisione resta in capo all'azienda.

Cosa dice la legge italiana 132/2025 sull'AI e il lavoro?

La legge 132/2025 è il primo quadro nazionale organico UE sull'AI nel lavoro. Prevede obbligo di informativa preventiva ai lavoratori per sistemi AI ad alto rischio, garanzia di non discriminazione e un Osservatorio presso il Ministero del Lavoro.

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